Il maestro e il discepolo onorano Santa Gianna

 

Il maestro e il discepolo

“Due sacerdoti. Uno ‘ il maestro’, l’altro ‘ il discepolo’, uniti da un profondo legame di amicizia, di stima e di riconoscenza, nato e cresciuto negli anni (1992-2002) in cui uno era parroco, l’altro suo vicario a Tradate, e mai interrotto. Mons. Luigi Stucchi, oggi Vescovo ausiliare di Milano, e don Giuseppe Marinoni, Prevosto di Magenta, si sono ritrovati, per onorare, presentando i loro scritti, Santa Gianna Beretta Molla nel XXV° anniversario della beatificazione.”

Così inizia l’articolo di ticinonotizie.it (https://www.ticinonotizie.it/magenta-pagine-che-parlano-di-santa-gianna-beretta-molla/) che presenta la serata di Magenta che, in ricordo di Santa Gianna e con l’obiettivo di presentare due libri che parlano della santa, è stata in realtà occasione di un interessante approfondimento del cammino di due sacerdoti le cui vite parallele sono rimaste unite anche se gli impegni e la distanza non ne hanno favorito il contatto.

 

I due sacerdoti

La presentazione dei due sacerdoti e autori è stata fatta reciprocamente da loro stessi, su invito della moderatrice, la giornalista Franca Galeazzi. Di queste presentazioni riprendiamo qui di seguito alcuni passi significativi direttamente dalle loro parole.

 

Ha iniziato Don Giuseppe, raccontando la sua esperienza di collaborazione con don Luigi Stucchi, allora parroco di Tradate e poi Vescovo:

“… sono stati anni di intenso lavoro, di profonda condivisione. Vedete, mi capitava, magari alla sera dopo un incontro come questo, che finiva alle 11-11.30, «Fermati un attimo che devo dirti due parole» e diventava la una, la una e mezza, ma erano parole, conversazioni, dialoghi molto belli, profondi. Ho capito cosa vuol dire essere prete a 360 gradi… e qui ho avuto modo di apprezzare la bellezza di un uomo, di un credente, di un prete dedito – come pastore – alla sua gente, e mi ha un po’ contagiato in tutto questo. Lo ringrazio davvero ed è stato certamente uno dei doni che il Signore mi ha messo sulla strada nel mio cammino. Per me è stato un maestro, nel senso di insegnante, cioè colui che ti lascia dentro un segno. Poi ho partecipato alla gioia di quando è stato eletto vescovo e ho potuto accompagnarlo nella presentazione e nella lettura della bolla di nomina del Santo Padre. Da allora, noi usiamo qui l’immagine di maestro e discepolo, lo sento anche molto padre. E di questo lo ringrazio. Quando dovevo venire a Magenta ed ero un po’ titubante, un po’ spaventato, andai da lui e mi disse: «Sta’ tranquillo, vai, gioca la buona carta del tuo carattere». Mi sono fidato di lui ed è andata bene.”

 

Mons. Stucchi ha quindi proseguito, parlando di don Giuseppe:

“Sono contento di essere qui, con lui, so che vi vuole molto bene e ho percepito che anche voi gli volete molto bene, che esiste un’intesa profonda. Mi sento un po’ intimorire quando sento la parola “maestro”. La parola “padre” mi piace di più anche perché, se anche un padre ha qualche difetto, non lo si può cambiare, lo si tiene, gli si vuole bene… Ma io devo dire che don Giuseppe mi ha aperto molte porte. Lui è uno che ti vuole bene, ti passa la palla in campo e ti dice “il gol lo fai tu”, uno che ti apre le porte e ti fa passare come se il merito fosse tuoAbbiamo avuto una intesa profonda, immediata, e approfitto per dirgli qui un grazie come non ho forse mai fatto…”

Il discepolo e il maestro

 

 

La presentazione dei due libri

Ma torniamo all’articolo di ticinonotizie.it per seguire la presentazione dei due libri:

“Due libri diversi per dimensione, numero di pagine, ragioni e scopo di pubblicazione. ‘per la vita, sempre’, di oltre trecento facciate, è una selezione di articoli a firma del Monsignore, chiamato a dirigere dal 1973 al 1986 il settimanale lecchese ‘ Il Resegone’. ‘Atto di amore alla santità di Gianna Beretta Molla, sposa e madre’, a cura di don Giuseppe, in poco meno di cento, raccoglie il profilo biografico, alcuni appunti e lettere della Santa magentina.

Se il nome di Gianna Beretta Molla ricorre quasi in ogni foglio del volumetto del Parroco, nel testo del religioso/giornalista si legge una sola volta, in un articolo del novembre del 1985 (‘Lo stesso amore’), all’interno del capitolo intitolato ‘Protagonisti e testimoni’. Tuttavia, considerando le tematiche trattate in numerosi altri editoriali, ordinati in capitoli quali ‘Valori e coscienza’, ‘L’importanza della famiglia’, ‘La vita nascente’, non si può non pensare a Gianna Beretta Molla, medico, sposa e madre di famiglia. Proprio per diffonderne la conoscenza e/o perché “si vada a riscoprire la bellezza e la freschezza della testimonianza di una Santa della porta accanto”, don Giuseppe ha voluto donare alla Comunità Pastorale il suo piccolo libro.”

“La selezione degli scritti di Luigi Stucchi (realizzata da un gruppo di amici del Vescovo) vuole essere “l’occasione per qualche punto fermo nella liquidità sociale e culturale in cui nuotiamo (ciascuno con proprio stile, ciascuno col proprio affanno)”, come scrive Cesare Cavalleri nella prefazione. E di punti fermi don Stucchi , rispondendo alla consegna del cardinal Giovanni Colombo di “fare un giornale frontalmente cattolico e popolare”, con chiarezza espositiva e concettuale, rigore dottrinale e argomentativo, ne indica parecchi, applicando la propria penna in battaglie per la vita, sempre, perché, come recita il sottotitolo del volume, “se non si è decisi a difendere comunque la vita, che cosa si è disposti a difendere?”.

Questa ottima descrizione dei due volumi non rende però la profondità e la bellezza dell’incontro, le confidenze fatte dai due sacerdoti, l’attenzione del folto pubblico che ha seguito, a volte in silenzio a volte divertito, quasi due ore fitte di riflessioni senza distrarsi né accusare la stanchezza.

Vogliamo dare a tutti coloro che lo desiderano la possibilità di rivivere la serata (ri)ascoltando dalla loro viva voce prima le domande della moderatrice, la giornalista Franca Galeazzi, poi le risposte dei due relatori, gli interventi del pubblico con Luigi (figlio primogenito di Santa Gianna) e le riflessioni conclusive dei due sacerdoti.

Abbiamo suddiviso la registrazione della serata in cinque parti. Per facilitarne la comprensione dei contenuti e consentirvi di scegliere quale ascoltare, ogni parte viene preceduta da una breve descrizione dei suoi contenuti con la trascrizione di una parte degli stessi.

Buon ascolto!

 

Le registrazioni della serata

  1. La presentazione dei relatori e dei libri

La serata, moderata dalla giornalista Franca Galeazzi, ha visto il saluto dell’Assessore alla famiglia Rocco Morabito, seguito dalla presentazione dei due relatori (di cui abbiamo ripreso qui sopra i passaggi salienti). Quindi la moderatrice ha iniziato la presentazione dei due libri e il loro collegamento a S. Gianna Beretta Molla.

 

  1. Prime domande ai relatori

Dopo la presentazione iniziale, la moderatrice ha rivolto una doppia serie di domande ai due autori.

La prima domanda, sulla presenza Gianna Beretta Molla nel suo libro e in particolare nelle parti dedicate alla famiglia, è stata rivolta a Mons. Stucchi, che ha spiegato come “… la scelta di Santa Gianna di dare priorità alla vita che portava nel grembo, perché venisse alla luce a costo anche della sua vita di donna, di madre, è una testimonianza intrinseca, profondamente presente in quello che è stato sostenuto in molte parti di questo libro…

Poi la parola è passata a don Giuseppe, che prima ha letto alcuni brani del suo libro, poi ha sottolineato come, “… facendo scuola e insegnando in collegio a Tradate, incontrando i giovani, sicuramente siamo tornati su questi esempi. Mi aveva in qualche modo affascinato. Oltretutto, eravamo in presenza della beatificazione e poi della canonizzazione di una sposa, una mamma, un medico … ed è bello pensare che ogni condizione di vita, anche quelle più normali, diventi condizione per un concreto, vero, reale cammino di santità…”

Mons. Luigi Stucchi

 

  1. Il secondo ciclo di domande

Dopo il primo ciclo di interventi, la moderatrice ha introdotto un nuovo giro di domande cominciando da don Luigi (come lo stesso Mons. Stucchi ama farsi chiamare), uomo di chiesa ma anche giornalista, chiedendogli come ha vissuto l’esperienza di quegli anni alla guida del settimanale “Il Resegone”.

Prima di tutto l’ho vissuta, seguendo il compito datomi dall’Arcivescovo – a me giovane sacerdote – di fare un giornale popolare, che possa essere letto da tutti, e – prima ancora – di fare un giornale frontalmente cattolico, lineare, non per non confrontarsi ma per offrire, nel confronto e nel dialogo con tutti, qualcosa che potesse illuminare, far prendere coscienza. Io mi sono dato la regola di dialogare con tutti, con la massima apertura, alle condizioni con le quali gli altri volevano dialogare, ma insieme con la massima chiarezza per esprimere uno sguardo sulla vita, dalla vita nascente su tutto quello che era il percorso della vita, nei vari ambiti e nei vari campi. Sono stati gli anni dei rapimenti, per esempio, degli opposti estremismi, di una trasformazione radicale di una città capoluogo…

La giornalista ha quindi proseguito con una domanda sull’attualità del libro di Mons. Stucchi, rivolgendosi prima a don Giuseppe e poi allo stesso don Luigi.

Don Giuseppe è ritornato al ricordo iniziale del libro, ricordo che risale al momento in cui don Luigi gliene regalò una copia: “qui dentro io ho respirato una testimonianza. Ognuno di noi è chiamato ad essere testimone e qui abbiamo un giornalista sacerdote (che tra l’altro non ha mai lasciato il sacramento della confessione, come desiderava la madre) il quale, attraverso il commento della vita e dei suoi interrogativi, ti offre una testimonianza che – per essere vera – deve toccare la vita, deve far riflettere sulla vita, deve provocarti. E certamente chi ti porta ad una riflessione entra, in prima persona, nella tua vita mettendo contemporaneamente in gioco la sua…”

 

Don Giuseppe Marinoni

 

  1. Gli interventi del pubblico

Su invito della dottoressa Galeazzi, sono quindi iniziati gli interventi del pubblico: quattro per l’esattezza, l’ultimo dei quali è stato quello di Luigi, uno dei figli di Gianna Beretta Molla, che ha commentato il libro curato da don Giuseppe.

 

 

  1. Le riflessioni conclusive dei due sacerdoti

Gli ultimi 25 minuti della serata hanno visto due nuovi interventi degli autori. Vediamone insieme alcuni passaggi prima di passare alla registrazione audio:

Don Giuseppe: “Il nostro tempo è il tempo di Dio… se ci viene meno questa certezza della presenza di Dio, della presenza operante di Dio, che agisce nella nostra vita, noi possiamo essere tentati dallo scoraggiamento. Ma aggiungo anche, questo è ancor più il tempo di una testimonianza. Chi sono i santi? Ricordo che il Card. Colombo diceva che la migliore esegesi, il miglior commento del Vangelo lo fanno i santi perché lo fanno con la loro vita. E, se andate alla pagina 40 del libro su Santa Gianna, «occorre – scrive lei – incarnarsi sull’esempio di Gesù, che vuol dire rendere la verità visibile nella propria persona, rendere la verità amabile offrendo in se stessi un esempio attraente e, se possibile, eroico; vuol dire imitare Gesù, che nacque povero e morì povero, vuol dire manifestare, attraverso la nostra umanità, Gesù Cristo e la bellezza della vita secondo il Vangelo; vuol dire anche mettere in conto di soffrire. Le anime tiepide il Signore le detesta; la semi-generosità il Signore non la amava.» …”

Don Luigi: “… ascoltando don Giuseppe ho ripensato a quando, durante le settimane eucaristiche o altri momenti simili, veniva il momento in cui, davanti all’Eucaristia, mi mettevo a far meditare un po’ questo mistero di vita che regge, con la forza interiore dello stesso Spirito, quella testimonianza di cui si è detto giustamente. Allora don Giuseppe scendeva dall’altare e si metteva davanti all’ambone, estraeva un taccuino e scriveva, scriveva. Mi trovavo di fronte a un ascoltatore attentissimo e mi sentivo con una responsabilità non piccola. Poi un giorno lui fece un bellissimo commento a questo, e mi spiegò il perché … Questa è una digressione che però è un intreccio profondo di sentimenti, di visione della vita, di consapevolezza di quello che c’è in gioco … Questo racconto è per testimoniare cosa rende possibile la forza della testimonianza, sennò finiamo per vivere anche noi un po’ di paure, di accomodamenti, adesso si usa così, adesso veniamo sconfitti… No che non veniamo sconfitti! Se si perde perché si testimonia, allora si vince; è che a volte non abbiamo il coraggio di perdere, di perdere ciò che non è essenziale, ciò che può confondere un po’ le idee, e allora è chiaro che la testimonianza non sta in piedi …

 

La sala consiliare dove si è tenuto l’incontro