Don Giovanni Ferrè

UNA PAZIENTE SERENITÀ

15 aprile 2020

Sono qui, seduto, tentando di scrivere facendo scorrere pensieri e sentimenti che non corrono allo stesso modo; sono qui per poter incontrare i miei “tre” fedeli lettori, appena potranno disporre di un nuovo testo, ma tutto di me mi vorrebbe in un altro luogo.

Perché? Cosa desidero fare? Dove?

Vorrei essere vicino ad un amico prete, vero perché umile, discreto, disponibile, intuitivo, sincero, generoso, che non ha mai badato a se stesso, che si spendeva per gli altri, stimato, apprezzato, amato.

Carissimo don Giovanni, tu che ora ascolti anche il soffio delle parole, ti ricordi quando, per andare a trovare un confratello seriamente malato, hai gentilmente accompagnato i miei primi passi da Vicario Episcopale?

Ti ricordi di quando ho iniziato a non domandarti più come stavi di salute, perché ero sempre certo che comunque fosse stata la tua condizione, la tua risposta sorridente e calma sarebbe stata sempre “sto bene”?

Ti ricordi quando abbiamo iniziato non solo ad aggiungere parrocchia a parrocchia, ma a pensare, promuovere e configurare nuove forme e modalità di lavoro come pastorale d’insieme?

Quanti incontri e quanta pazienza!

Quanti desideri e quante contraddizioni, fatiche, attese, proposte! Ma anche quanti momenti gioiosi ogni volta che si riscopriva la chiesa come comunione attraente e stimolante!

È stata una stagione di tessitura paziente, di intuizioni lungimiranti, di decisioni coraggiose! Grazie anche a te e alla tua bontà, anche una stagione bella e coraggiosa.

Ma soprattutto, carissimo don Giovanni, è stata una stagione di amicizia e, da parte tua di grande disponibilità a servire, fino all’ultimo.

Ricordo molto bene la tua prontezza sciolta e serena nel passaggio da Prevosto Decano di Besozzo a Cappellano della Menotti Bassani vicino a tante persone anziane, certe della tua vicinanza, della tua parola incoraggiante, mai banale, del tuo sorriso.

La nostra amicizia, di cui ti sono molto grato, mi avrebbe portato questa mattina dove tu hai chiesto di essere sepolto e prima ancora ad una solenne celebrazione di speranza gioiosa nella vita eterna, “insieme”, ma per le ferree e giuste disposizioni vigenti accontentati di queste povere righe, che nella tua semplicità accoglierai sorridendo dal Paradiso.

Caro don Giovanni, so che ci sei e che mi sei ancora di più amico.

Grazie. Sono venuto, con la pochezza di queste righe e col desiderio di farti conoscere a tante altre persone anche moltiplicando il numero dei miei lettori.

Luigi Stucchi

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