“Esortazione Apostolica

EVANGELII GAUDIUM”

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ESERCIZI SPIRITUALI

per le  Sorelle della Parrocchia,

predicati da S. E. Mons. Luigi Stucchi

20 – 26 agosto 2017

 

INTRODUZIONE

Non mi soffermo sulle condizioni più generali di un’esperienza di esercizi spirituali, perché ce l’avete nella memoria e nel cuore. Vorrei dire due cose proprio in ordine a questa scelta specifica di quest’anno: fare esercizi guidati dall’”Evangelii Gaudium” con l’attenzione, in modo particolare, al tema della preghiera e al tema della fraternità.

Mi sembra che due vadano subito dette: una di fondo e una un po’ contingente, ma da tenere presente.

Quella di fondo è nel titolo stesso: la gioia del Vangelo= Evangelii Gaudium; questo non è solo il titolo, non è solo l’inizio di un documento papale, ma questo è il criterio di verifica della nostra autenticità della nostra sequela di Gesù, perché il Vangelo è Gesù, il Vangelo è questa persona che è Gesù e, se è trattabile il tema: gioia del Vangelo, vuol dire che è trattabile il tema, è verificabile il tema di quanto il Vangelo che è Gesù, sia davvero l’unico, sufficiente, decisivo, motivo di gioia.

Noi, ogni giorno, nello scorrere dei riferimenti, dei paragrafi che potremo riprendere insieme e condividere un po’ nella riflessione, al di là che ci soffermeremo su un passaggio o su un altro, dobbiamo tenere fermo questo dato fondamentale: Gesù che è il Vangelo vivente è sufficiente perché io abbia nel cuore la gioia.

Se qualche volta la gioia non c’è, o è meno, o si offusca, o si indebolisce, vuol dire che è in gioco il rapporto con Gesù, col Vangelo.

Se mi diventa estranea o esteriore la gioia del Vangelo, che cosa significa? Vuol dire che il Vangelo in rapporto a me o io in rapporto al Vangelo non attingo, non ho ben a fuoco qual è il frutto del Vangelo. Il frutto del Vangelo è la gioia. La radice della gioia è il Vangelo. Il Vangelo che è Gesù è comunque presente, sarai tu ad essere meno presente a Lui.

Noi dobbiamo tenere sempre questo riferimento fondamentale, verificando non tanto un principio, un criterio, ma verificando i nostri stati d’animo. Gli esercizi sono anche per questo, sono per verificare l’autenticità del nostro cammino di fede, del nostro cammino amoroso nei confronti di Gesù. Come facciamo a verificarne la bontà o meno?

Verifichiamo la gioia che abbiamo dentro. Registriamo se viene in primo piano altro, verifichiamo se la nostra vita, ogni giorno, attesta questa non solo centralità di Gesù e del vangelo, ma più precisamente, ma quanto le mie giornate, al mattino in un modo, al pomeriggio in un altro, alla sera in un altro, in questa e quest’altra circostanza, sono giornate in cui trabocca la gioia del Vangelo.

Se non trabocca, dobbiamo convertirci, dobbiamo cambiare qualcosa. Questo rapporto sta, è intrinseco, è previo a tutto, tanto è vero che se noi vediamo la vita dei santi, la vita dei testimoni, vediamo che anche nelle cose più avverse, contrarie, impreviste, in una prova o in un’altra, sta la gioia perché sta il Vangelo, perché sta il rapporto personale con Gesù.

Noi comunque procederemo, e procederemo un po’ a frammenti, dobbiamo sempre tenere questo filo costante e dire “In quella situazione lì la gioia del Vangelo, ossìa la mia reazione interiore personale nei confronti del Vangelo che è Gesù, dice questo.

Se vedo che è sufficiente il riferimento a Gesù per essere nella gioia, allora il riferimento è vero. Diversamente non è così.

Il tema, la verifica è su questo rapporto intrinseco.

Tutti i miei stati d’animo, quindi, sono da verificare in rapporto a questo. Allora sotto questo profilo noi dobbiamo dire che questo tema, questo testo ci chiedono di andare a fondo, al nocciolo per capire cosa c’è davvero nel mio cuore.

Quanto la mia vita esprime, comunica che sono nella gioia a motivo soltanto del rapporto con Gesù. Un rapporto con Gesù che non vince ogni tristezza alla radice è un rapporto inadeguato.

Questo direi di tenerlo, non solo come un pensiero introduttivo, ma come ciò per cui ogni giorno, per cinque giorni, dobbiamo tenerlo come un tesoro d’oro da riscoprire, ma sempre non in rapporto alle situazioni, ma in rapporto a Gesù.

Senza dire : “però Gesù c’è, certo, però mi capita questo…, non mi capisce quest’altro…, mi va male quest’altra cosa….”. Può capitare tutto, come sulla barca e la tempesta, ma Gesù c’era. E’ bastato. E’ bastato Lui a calmare le acque. Ma quando? Quando i discepoli hanno riconosciuto Gesù, si sono rivolti a Lui. Gesù non risolve mai le questioni stando al di fuori di me. Se deve risolvere qualche questione mia, deve poterlo fare dal di dentro di me. Devo fargli spazio, altrimenti posso parlare di Lui cento volte al giorno, ma non cambia niente.

Quindi questo è il filo conduttore. Questa è la questione fondamentale. Questo è il punto a cui tornare e da cui ripartire, ma con questo sguardo che prende atto e verifica veramente di quello che io ho dentro, di come io sono, di come mi pongo, di come reagisco. Se i segni del mio modo di reagire non solo non manifestano la gioia, ma rovinano la gioia degli altri vuol dire che Gesù c’è sì, ma fino ad un certo punto.

Questa è la questione e questo è già essere dentro il tema, perché lo affronta sotto questo profilo fondamentale, che è un profilo tipico da verifica spirituale, non da verifica pastorale, ma da verifica spirituale, che poi ha un impatto un’implicazione anche sul piano pastorale. Certo!

La seconda cosa è semplicemente un segnale su come io intendo procedere. Intanto di procedere passo, passo, con calma senza la preoccupazione di dire: “abbiamo spiegato l’Evangelii Gaudium tutta”. Pensiamo che non si tratta di lezione sulla E.G. e nemmeno, semplicemente il documentare paragrafo per paragrafo con le due attenzioni che sono emerse già che sono fraternità e preghiera e nemmeno tutti quegli sviluppi che l’E.G. ha dentro, affrontando anche tante questioni che hanno tutte una implicazione, tutte anche una certa complessità.

Noi non diciamo adesso che per sabato mattina dobbiamo aver fatto tutto, non sono lezioni, non è nemmeno una lettura che ordina facendo una sintesi, magari non esauriente..No! Io lascerò scorrere e poi ognuno deve portare a casa, attraverso tutti i passaggi che faremo, qualcosa che dice: “Quel rapporto tra il Vangelo e la gioia per me deve svilupparsi così…, per me chiede che recuperi questo…., per me chiede che non faccia più questa cosa… Deve portare farina a questo mulino.

Quindi, non lezioni, non temi singolarmente trattati, documentando dappertutto dove si trova quel determinato tema..No! Lasciamo scorrere questo grande testo, lasciamo che lambisca la nostra attenzione.

La nostra attenzione si apra, man mano, sempre di più a comprendere questo rapporto tra gioia e Vangelo e , disposti a verificare i nostri atteggiamenti, porteremo anche qualche contributo di qualche aspetto specifico su temi anche attuali o ripensamenti o temi che sono presenti nell’impegno cristiano.

Dire la misura di questo non mi interessa in questa sede. Per dire invece questo lavoro così come l’ho un po’ prospettato, mi sembra una cosa molto interessante e molto capace di indurre una verifica seria, potendo anche dire: “Io su questo mi devo impegnare”! “ Su questo devo proprio cambiare”. Sempre su questo filo conduttore: “L’E.G.”

Accettiamo la pochezza e la frammentarietà del procedere, ma sempre in questa luce, e sempre su queste due parole. Penso che sia un modo di lavorare che permette di stare stretti in cordata, ma al tempo stesso di non essere rigidi.

Vi suggerisco subito una verifica: qui viene proposto un metodo di lavoro, ma ognuno potrebbe dire di essere stato colpito da altro… Bene! prenda quel “materiale” che ha dentro per il percorso fatto e lo ritengo prezioso e lo tengo a disposizione.

 

INDICE

 

Domenica 20 agosto 2017

Introduzione

 

Lunedì 21 agosto

Prima meditazione

Tre piccoli punti iniziali. Il primo è l’ultima strofa dell’inno allo Spirito Santo: “Il Padre tu rivelaci e il Figlio, l’Unigenito”. La rivelazione del Padre nel Figlio e il Figlio generato dal Padre … sta al centro, al cuore. Riprendo questo perché voglio fare una sottolineatura: come nei processi di vita avviene questa rivelazione del Padre, del Figlio, in tanti modi – lo sappiamo anche – l’opera pastorale stessa. Quindi siamo tutti protagonisti, partecipi, con i nostri limiti, di questa grande, continua rivelazione. È la gioia del Vangelo …

 

Omelia

Un primo pensiero lo prendo dalla prima orazione di questa liturgia in onore di S. Pio X, perché mi sembra che questa prima orazione contenga una responsabilità che è vivissima oggi, nel contesto in cui noi ci troviamo: la responsabilità di preservare la fede. Non dobbiamo fare analisi sociologiche qui, non dobbiamo portare dati a sostegno di quello che vogliamo affermare ma, per S. Pio X, la prima questione, il primo problema era proprio preservare la fede. Era il tempo del modernismo, che rischiava di svuotare la fede della sua originalità …

 

Seconda meditazione

Man mano che procediamo in questo cammino dovremmo ritrovare, o comunque scoprire e riscoprire motivi precisi, sicuri di gioia. E dovremmo accorgerci che quando così non è, o così non fosse, dobbiamo come tornare alla fonte. Il punto che vogliamo sottolineare adesso, procedendo per punti, è legato ad un incontro – al paragrafo 5 – , l’incontro di Maria con Elisabetta, pagina che abbiamo certamente incontrato tante volte nel nostro cammino. Non è una pagina nuova ma potrebbe essere nuovo ciò che sgorga da questa parte, ma comunque, in modo sorprendente, questa pagina nota ci assicura che nella vita sono possibili incontri che non solo non riguardano momenti facili, ma che, comunque, sono incontri che danno gioia …

 

 

Martedì 22 agosto

Terza meditazione

Prima voglio condividere una percezione – non so come definirla meglio – forse è più giusto dire una grazia della preghiera di questa mattina che può essere grazia di ogni preghiera, non specificamente legata ad alcuni contenuti di oggi piuttosto che di domani, ma questo modo di pregare dove percepisci, attraverso la preghiera della Chiesa, che prende corpo una comunione. C’è e prende corpo in me, in te, in noi, questo noi che è uno, e questo porta con sé – almeno quello che io recepivo e coglievo insieme come grazia, questa mattina. Percepivo che ciò che le nostre parole dicevano non era nostro, non eravamo noi a dirlo, ma era per noi …

 

Omelia

È come se il Signore Gesù volesse, ad ogni incontro, scavare più profondamente nel nostro cuore e riuscire così a trovare uno spazio maggiore di presenza sua. E a fare in modo che i nostri cuori diventino sempre più liberi, sempre più veri. E questo accade se noi lasciamo spazio alla Sua Parola, se noi facciamo memoria di un mistero vivente che Egli stesso realizza nella potenza dello Spirito qui e ora, se siamo disponibili, non chiusi in noi stessi …

 

Quarta meditazione

La preghiera e il canto hanno già disposto il nostro cuore a un ulteriore ascolto della parola del Santo Padre che è eco attuale della Parola di Dio a cui fa riferimento continuamente. Siamo al paragrafo 19 del primo capitolo: la trasformazione missionaria della Chiesa, che ci riguarda personalmente – per il nostro cammino di fede – anche conseguentemente per il nostro servizio pastorale. Vorrei procedere questo pomeriggio punto per punto, per vedere come si può realizzare la figura, più volte riproposta da Francesco, della Chiesa in uscita, come dev’essere, come si muove …

 

Mercoledì 23 agosto

Quinta meditazione

Vedo che davvero il Signore ci accompagna e ci aiuta a riannodare i fili di quello che ci viene detto, ci viene dato, e ci aiuta a cogliere anche, una volta riannodati i fili, come disporci praticamente nella vita quotidiana, nei rapporti con tutti, a mostrare, a testimoniare quello che ha voluto dirci e ha voluto darci. Le cose di Dio, le cose che Lui ha detto a noi. E non siamo certo soli in questo lavoro anzi, in questi stessi giorni si svolge l’incontro nazionale dell’Ordo Virginum ed è fatto sulla Evangelii Gaudium; nomi famosi e vicini anche all’Ordo Virginum ad approfondire i vari aspetti, i vari contenuti dell’Evangelii Gaudium. Noi lo facciamo con un taglio particolare, specifico degli esercizi, non quello dell’aggiornamento ma quello della conversione …

 

Omelia

“Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’Uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio. Ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.” Riconoscere Gesù davanti agli uomini è riconoscere Colui che ci ha rivelato Dio come padre, essendo Dio egli stesso, il Figlio incarnato, il Figlio entrato nella nostra storia. Ma fino a dove arriva questo riconoscimento di Gesù, venuto come rivelatore del Padre, di Dio come padre? Questo riconoscimento dovrà estendersi e dovrà quindi comprendere tutte le implicazioni che vengono praticamente a livello personale, a livello fraterno, a livello sociale, a livello mondiale anche, per il fatto che Dio è padre…

 

Sesta meditazione

Io so. Quante volte abbiamo cantato “io so”, ma non soltanto: io ora so chi sei, che tu sei qui, e allora dovremmo anche cantare, dentro questa esperienza spirituale, “io so, ora di più, chi tu sei”. Non per quello che viene detto, che viene spiegato, che viene meditato ma per la grazia di giorni come questi. Poi tutto concorre al bene, per coloro che amano Dio. Io auguro che si possa mettere una nota in più, per la grazia di questi giorni – come ho detto – ma anche perché la vita di ciascuno di noi non può conoscere sempre, come ha già conosciuto, una persona, un’altra, il Signore; l’intreccio delle relazioni è fatto di sorprese, è fatto di stupore, è fatto di qualcosa di più, qualche volta è fatto anche di qualcosa di meno ma che genera un di più, se si sta dentro una relazione …

 

Giovedì 24 agosto

Settima meditazione

Abbiamo cantato finora “testimoni di luce”. Quello che abbiamo cantato, che riconosciamo come nostro, vogliamo mettere dentro l’impegno – che il Papa chiama l’impegno comunitario – per questa Chiesa in uscita, per questa madre dal cuore sempre disponibile e che presenta anche tanti aspetti critici, fragili. Questo secondo capitolo ha come titolo proprio “Nella crisi dell’impegno comunitario”. Allora noi considereremo, in questa meditazione, com’è la situazione non secondo noi, secondo il Papa, che ha uno sguardo unico. Nessuno ha uno sguardo come il Papa, non solo per la sua esperienza ma proprio perché, dalla cattedra di Pietro, lo sguardo è particolarissimo …

 

Ottava meditazione

Nella nostra vita di ogni giorno, nella nostra esperienza di comunione ecclesiale, di fraternità, vicinanza, di prossimità, dovremmo sempre essere in condizioni di dire queste due parole, pensando al nostro vissuto, pensando al mistero di Gesù, pensando alle persone che incontriamo, che ci vengono incontro o che noi andiamo a cercare. Queste due parole: vieni e vedi, senza tanti discorsi, dentro la quotidianità, dentro la normalità. Vieni e vedi. Allora la prima domanda è: noi siamo in condizioni di fare questo? Ci abbiamo già provato? Che cosa respira chi viene in casa, ci segue, ci ascolta… il frutto del venire e del vedere è incontrare Gesù …

 

Nona meditazione

Dopo i “no” detti da Papa Francesco, che abbiamo visto stamattina, ci lasciamo guidare da lui per entrare un pochino di più nelle sfide culturali in cui siamo già immersi, in cui già ci troviamo. Che hanno a che fare queste sfide culturali con la nostra fede, con la nostra vita? Riguardano davvero anche noi? Riguardano davvero la nostra fede, perché ogni sfida culturale porta con sé un cambiamento, un passaggio, e in questo può approfondire il senso e il contenuto della fede oppure può allontanarsene. Può addirittura contrapporsi. Se ci lasciamo stimolare dall’azione dello Spirito, noi diventiamo perfino più sensibili, più consapevoli delle sfide culturali che sono in gioco, che non si fermerebbero sul piano culturale, toccherebbero sempre il senso della vita, della persona, la loro dignità, potrebbero avvicinarsi, potrebbero allontanare oppure, addirittura, contrapporre …

 

Venerdì 25 agosto

Decima meditazione

Voglio dire alcune piccole annotazioni sul questa quinta giornata, per poi sviluppare altri passaggi nel merito specifico della Evangelii Gaudium. Le piccole annotazioni sono queste. Forse questo giorno è un po’ in salita, ed è facile anche qualche scivolata. Perché in salita si guarda magari un po’ di panorama, ci si lascia prendere, oppure, tutto intorno, le tentazioni si fanno più penetranti e sottili, e poi perché, più passano i giorni degli esercizi, più ci viene incontro il tempo in cui dobbiamo fare altro, dimenticando magari che dobbiamo dire proprio queste cose. Ma solo perché vorrei che questo giorno, che magari risulta un po’ in salita, avesse dentro un’ulteriore tenacia in questo cammino, per non dissipare la grazia, il compimento, la scansione del tempo, si fa contare i giorni, le ore, perfino i minuti secondi, ma noi conosciamo per grazia il segreto del tempo e la preziosità del tempo …

 

Omelia

Potremmo dire che questo Vangelo secondo Luca ci offre, per tutti gli aspetti della vita, la segnalazione di una vigilanza in ordine a una misura. Tutte le cose devono avere una misura per essere se stesse e per stare secondo il fine per cui esistono e per interpretare, di fatto, il fine della nostra esistenza. Di più, o in funzione del fine, interpretare anche su che cosa si basa, su chi si basa la nostra esistenza. Se facciamo dipendere la nostra esistenza, con tutto quello che ha dentro, da un riferimento sbagliato, sbagliamo la misura, sbagliamo l’obiettivo di crescita; sbagliamo quello che, sempre questo brano evangelico, ci vuole proporre non solo e non tanto come una misura in rapporto alle cose, ma come una saggezza in ordine alle preoccupazioni …

 

Undicesima meditazione

Un piccolo esercizio, lasciando un momento di silenzio, perché ognuna evidenzi dentro la sua storia qualcuno di questi benefici del Signore, individuandone il contenuto, il tempo, la grazia specifica anche con questa particolare attenzione che i benefici del Signore non scendano dall’alto così ma entrino nella trama dei rapporti con le persone e quindi, in questa attenzione, riconoscendo i benefici del Signore e riconoscendo insieme anche le persone che ci hanno fatto questo bene, ci hanno fatto da tramite, sono stati testimoni, partecipi di questi benefici. I benefici del Signore si inseriscono nella trama, nel tessuto della vita, non entrano in me a prescindere dalle persone che incontro…

 

Sabato 26 agosto

Dodicesima meditazione

[Viviamo questa] comunicazione nella fede come un momento in cui ognuno consegna a tutti quelli che ascoltano il Signore, ciò che il fuoco del suo amore può avere ravvivato, messo a fuoco, o può incontrare e assumere come qualche fatica, qualche difficoltà. Il fuoco del suo amore che abbiamo cantato adesso, contemplando lo Spirito del Signore, Spirito Santo, non è estraneo alle nostre fatiche anzi, le assume e le unisce al mistero di Cristo, dilatando il cuore di ciascuno di noi. La comunicazione non semplicemente concettuale ma che stia dentro questo sentimento di riconoscimento dell’azione del Signore e di impegno di questi giorni …

 

Tredicesima meditazione

Un piccolo pensiero: quello che ci capita non sempre ci piace, non sempre porta con sé un bene, non sempre rivela un bene, però quello che noi, a partire dalla gioia del Vangelo, siamo chiamati a vivere, non è quello che – ad un primo impatto – ci colpisce, rimbalza in noi, genera sentimenti, reazioni, ma è quel bene che traccia la presenza viva del Signore, che è già presente più di quanto noi pensiamo, e può trasformare in bene tutto. È quello che dice l’Apostolo: “tutto coopera al bene di chi ama il Signore o, ancora di più, di chi il Signore ama. Il Signore ama ciascuno ma occorre che ciascuno lo capisca, lo riconosca, ne diventi consapevole, il Signore non esclude nessuno, anche la persona più lontana, più estranea, più negativa. Il punto chiave è quando la persona si rende conto, avverte “questo è per me, questo mi riguarda, questo è il modo con cui il Signore mi è venuto incontro, mi viene incontro” e quindi, grazie a questo, tutto coopera al bene …

 

Meditazione finale

“Venite, acclamiamo al Signore”. Noi siamo venuti e abbiamo cercato sempre di acclamare al Signore, non solo nella liturgia ma di aiutarci con gli esercizi spirituali a far sì che la nostra vita acclami al Signore. Allora in questa luce, in questo contesto, voglio riprendere tre passaggi applicandoli però, proprio perché concludiamo gli esercizi spirituali, perché fruttifichino nella vita, facendo questi passaggi in chiave personale come qualcosa che si applica proprio a te, che tu devi applicare proprio a te stessa, personalmente.

Il primo passaggio. Il Deuteronomio fa memoria delle cose grandi fatte dal Signore: “Vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa?” … vi fu mai … che, udendo la voce di Dio che esce dal fuoco, una persona rimanesse viva? Ebbene, la storia di ciascuno di noi è una storia in cui il Signore è uscito dal silenzio e ti ha chiamata, non come qualcosa che il Signore ripete, ma ti ha chiamata personalmente così com’eri per diventare come Egli ti vuole, per portarti dietro i tuoi limiti, le tue pecche, anche le tue illusioni, magari i tuoi sogni, ma proprio tu sei stata chiamata …